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A prima vista, la PCOS e l'endometriosi sembrano essere due patologie molto diverse, sia per i sintomi che per il profilo ormonale che le caratterizza. Eppure, se stai leggendo questo articolo è forse perché hai ricevuto entrambe le diagnosi — o temi di averle entrambe.
Non sei sola: secondo uno studio del 2023, le donne con dolore pelvico cronico da oltre un anno hanno una probabilità significativamente più alta di ricevere entrambe le diagnosi.[1] Capire cosa le lega, e come affrontarle insieme, è il primo passo per prenderti cura di te in modo efficace.
PCOS ed endometriosi: due patologie distinte
L'endometriosi
L'endometriosi è una malattia ginecologica cronica che colpisce circa il 10% delle donne in età fertile, pari a oltre 3 milioni di italiane.[2] Si caratterizza per la presenza di tessuto simile all'endometrio (la mucosa che riveste l'utero) al di fuori della cavità uterina — sulle ovaie, sul peritoneo, sulle tube, e talvolta su organi come la vescica o l'intestino.
I sintomi più frequenti includono:
- Dismenorrea intensa (mestruazioni molto dolorose), spesso invalidante e non controllabile con antidolorifici comuni;
- Dolore pelvico cronico, avvertito da circa il 40% delle donne affette anche al di fuori delle mestruazioni;
- Dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali), disuria (dolore alla minzione), disturbi intestinali;
- In alcuni casi, difficoltà nel concepimento.
L'endometriosi è una malattia estrogeno-dipendente e infiammatoria: gli estrogeni ne favoriscono la progressione, mentre l'infiammazione cronica ne amplifica i sintomi.
La PCOS (Sindrome dell'Ovaio Policistico)
La PCOS è il disturbo endocrino più comune nelle donne in età riproduttiva, con una prevalenza stimata tra il 5% e il 15% a seconda dei criteri diagnostici utilizzati.[3] Si caratterizza per:
- Iperandrogenismo (eccesso di androgeni, i cosiddetti "ormoni maschili"), che causa acne, irsutismo e alopecia androgenetica;
- Insulino-resistenza, spesso associata a stanchezza cronica e difficoltà di peso;
- Cicli mestruali irregolari o assenti, ovaie dall'aspetto multifollicolare all'ecografia;
- Alterazioni dell'ovulazione che possono rendere più difficile il concepimento.
📖 Per approfondire: PCOS: cos'è, sintomi, cause e guida alla gestione — la nostra guida completa per capire la sindrome dall'ovaio policistico.
In sintesi: l'endometriosi è più sensibile agli estrogeni, la PCOS agli androgeni. Profili ormonali quasi opposti — eppure queste due condizioni possono coesistere.
Un'origine comune: il ruolo degli ormoni in utero
Come è possibile che due patologie con profili ormonali così diversi condividano un'origine comune? La ricerca degli ultimi anni offre alcune risposte interessanti.
Secondo diversi studi, sia l'endometriosi che la PCOS potrebbero essere la conseguenza di un'alterazione ormonale avvenuta in utero, durante lo sviluppo fetale. In particolare:
- Un'esposizione a bassi livelli di testosterone durante la gravidanza della madre predisporrebbe le figlie a sviluppare l'endometriosi al momento della pubertà;
- Al contrario, un'esposizione a alti livelli di testosterone in utero sarebbe associata allo sviluppo della PCOS.[4]
Queste variazioni ormonali prenatali modificherebbero la maturazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-gonadi (HPG) — il sistema che regola il ciclo mestruale attraverso la comunicazione continua tra il cervello e le ovaie. Un'alterazione di questo asse nelle prime fasi dello sviluppo potrebbe quindi predisporre le donne a sviluppare l'una o l'altra patologia, o entrambe, al momento delle prime fluttuazioni ormonali significative come la pubertà.[4]
Oltre all'origine ormonale prenatale, entrambe le patologie hanno cause multifattoriali: genetiche, epigenetiche, immunitarie e ambientali. L'esposizione a interferenti endocrini (sostanze chimiche come alcuni pesticidi, plastificanti o ritardanti di fiamma) è oggi riconosciuta come un fattore di rischio rilevante per entrambe le condizioni.[5]

Come si diagnostica l'endometriosi in Italia
In Italia, il percorso diagnostico per l'endometriosi è ancora lungo: si stima che trascorrano in media 7-10 anni dalla comparsa dei primi sintomi alla diagnosi definitiva.[2] Questa situazione, comune a molti paesi europei, è in parte dovuta alla normalizzazione del dolore mestruale e alla scarsa diffusione di percorsi diagnostici dedicati.
Le Linee Guida del Ministero della Salute italiano (aggiornate nel 2023) e le raccomandazioni della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) indicano i seguenti step diagnostici:
1. Il colloquio clinico
Il medico raccoglie una storia dettagliata dei sintomi: tipo, intensità, frequenza e durata del dolore; presenza di dispareunia, disturbi urinari o intestinali. Questo primo colloquio è fondamentale per orientare gli esami successivi e non dovrebbe mai essere sottovalutato.
2. La visita ginecologica
La visita clinica permette di rilevare eventuali segni di endometriosi profonda (dolorabilità al tatto, noduli, limitazioni di mobilità degli organi pelvici) e di indirizzare verso gli esami strumentali appropriati.
📖 Per approfondire: PCOS: a chi rivolgersi e perché? — una guida pratica per orientarsi tra i professionisti della salute femminile.
3. L'ecografia pelvica transvaginale
È l'esame di primo livello raccomandato per la diagnosi dell'endometriosi. Permette di visualizzare l'utero, le ovaie e di identificare endometriomi (cisti ovariche tipiche dell'endometriosi), nonché alcune forme di endometriosi profonda. Per essere affidabile, deve essere eseguita da un professionista formato specificamente nella ricerca delle lesioni endometriosiche.
4. La Risonanza Magnetica (RM) pelvica
Esame di secondo livello, indicato quando l'ecografia non è conclusiva o quando si sospetta un'endometriosi profonda infiltrante. Permette di valutare l'estensione delle lesioni in 2D e 3D e di pianificare un eventuale trattamento chirurgico. Non rileva le lesioni superficiali (endometriosi peritoneale), il che non esclude la diagnosi.
5. Il test salivare (in fase di valutazione)
L'azienda francese Ziwig ha sviluppato Endotest, un test salivare non invasivo capace di identificare 109 microRNA biomarcatori specifici dell'endometriosi. Attualmente in fase di valutazione regolatoria in Europa, questo test potrebbe in futuro rappresentare una terza opzione diagnostica nei casi di diagnosi difficile, riducendo il ricorso alla laparoscopia.[6] Non è ancora disponibile nella pratica clinica ordinaria in Italia.
Dove rivolgersi in Italia
Il Ministero della Salute ha istituito una rete di Centri di Riferimento per l'Endometriosi distribuiti sul territorio nazionale. È fortemente consigliato rivolgersi a questi centri specializzati per ottenere una diagnosi accurata e un piano di cura personalizzato.
➡️ Puoi trovare l'elenco aggiornato dei centri sul sito del Ministero della Salute o contattare associazioni come A.P.E. – Associazione Progetto Endometriosi o Endometriosi.it.
📖 Per approfondire: Diagnosi PCOS: guida completa ai criteri, esami e percorso SSN — se sospetti anche una PCOS, scopri come ottenere una diagnosi attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.
Strategie per gestire i sintomi comuni
Sebbene PCOS ed endometriosi abbiano profili ormonali quasi opposti, condividono alcune manifestazioni importanti: infiammazione cronica, dolore pelvico, stanchezza e un impatto significativo sulla salute mentale. Ecco le strategie che la letteratura scientifica attuale considera utili per entrambe.
1. Alimentazione anti-infiammatoria
Una dieta a basso potere infiammatorio è considerata benefica sia per la PCOS che per l'endometriosi.[7] I principi fondamentali:
- Favorire gli alimenti ricchi di omega-3: pesce azzurro (sgombro, sardine, alici), salmone selvatico, noci, semi di lino, olio di lino e di colza. Gli omega-3 hanno documentate proprietà anti-infiammatorie e contribuiscono alla sensibilità insulinica.[8]
- Privilegiare frutta, verdura e cereali integrali: ricchi di fibre, antiossidanti e polifenoli che modulano l'infiammazione.
- Limitare gli alimenti pro-infiammatori: zuccheri raffinati, farine bianche, prodotti ultra-trasformati, carni rosse lavorate, alcol.
- Valutare la riduzione di glutine e latticini: uno studio del 2021 ha mostrato che la riduzione o l'eliminazione di glutine, latticini e/o FODMAP può ridurre significativamente il dolore pelvico e i disturbi digestivi nelle donne con endometriosi.[7] Questa scelta va valutata individualmente con un dietista o medico.
📖 Per approfondire: PCOS, IBS e disturbi digestivi: come ridurli? — strategie pratiche per gestire gonfiore, stitichezza e diarrea associati ai disturbi ormonali.
2. Attività fisica regolare
L'esercizio fisico regolare ha dimostrato un effetto anti-infiammatorio documentato: aumenta la produzione di citochine protettive, riduce i livelli di estrogeni circolanti e migliora la sensibilità insulinica.[10]
In particolare, la pratica dello yoga sembra avere effetti specifici nella gestione del dolore pelvico: stimola la produzione di GABA (un neurotrasmettitore inibitore del dolore), attiva il nervo vago (con effetti positivi su digestione, respiro e risposta allo stress) e riduce l'ansia correlata al dolore cronico.[11]
L'attività aerobica moderata (camminata veloce, nuoto, ciclismo) è generalmente ben tollerata anche nelle fasi dolorose. Nei periodi di acuzie, lo yoga dolce o lo stretching pelvico possono essere più appropriati.
3. Gestione dello stress e salute mentale
Le donne con endometriosi e/o PCOS presentano tassi più elevati di ansia, depressione e stress cronico rispetto alla popolazione generale.[12, 13] Il dolore cronico e l'incertezza diagnostica contribuiscono significativamente a questo carico psicologico.
Alcune pratiche evidence-based per la gestione quotidiana dello stress:
- Coerenza cardiaca: tecnica di respirazione che attiva il sistema nervoso parasimpatico, riducendo il cortisolo e migliorando la variabilità della frequenza cardiaca;
- Meditazione mindfulness: diversi studi hanno mostrato benefici sulla percezione del dolore cronico e sulla qualità della vita nelle donne con endometriosi;[14]
- Supporto psicologico: la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è raccomandata come approccio complementare nella gestione del dolore cronico pelvico.
📖 Per approfondire: Gestire lo stress legato alla PCOS: guida completa — tecniche naturali e approcci pratici per ridurre l'impatto dello stress sui sintomi ormonali.
4. Micronutrizione: magnesio e omega-3
Due integratori sono particolarmente studiati nel contesto della PCOS e dell'endometriosi:
- Magnesio: carenze di magnesio sono frequenti nelle donne con dismenorrea e PCOS. Il magnesio ha un ruolo nel rilassamento muscolare, nella modulazione della risposta al dolore e nella riduzione della stanchezza.[15] Prima di integrare, è consigliabile valutare il livello sierico con il proprio medico.
- Omega-3 (EPA/DHA): documentate proprietà anti-infiammatorie, utili sia per l'endometriosi che per la sensibilità insulinica nella PCOS.[8] Il dosaggio ottimale va concordato con un professionista della salute.
5. Tecniche manuali e fisioterapia pelvica
- Fisioterapia del pavimento pelvico: fortemente raccomandata dalle linee guida europee (ESHRE 2022) per la gestione del dolore pelvico cronico. Riduce la tensione muscolare, migliora i disturbi urinari e intestinali, e tratta il vaginismo associato all'endometriosi.
- Osteopatia: può essere utile come approccio complementare per ridurre le tensioni fasciali e migliorare la circolazione pelvica.
- TENS (Stimolazione Elettrica Transcutanea dei Nervi): dispositivi indossabili sempre più discreti che riducono il dolore pelvico e mestruale attraverso elettrodi posizionati sull'addome inferiore. Alcuni modelli sono disponibili in farmacia senza prescrizione.
6. Fitoterapia: alcune piante utili
Alcune piante sono tradizionalmente utilizzate per alleviare i sintomi mestruali e sono oggetto di ricerca scientifica crescente:
- Achillea millefoglie (Achillea millefolium): antispasmodica, antinfiammatoria, utile nella dismenorrea e nella regolazione del ciclo. In infusione: 1-2 cucchiaini per tazza, 3 volte al giorno dall'ovulazione fino alle mestruazioni.
- Foglie di lampone (Rubus idaeus): antinfiammatorie, antispastiche, utilizzate tradizionalmente per la dismenorrea e i disturbi digestivi. In infusione: 1 cucchiaio per tazza, durante le mestruazioni o per tutto il ciclo.
- Camomilla romana (Chamaemelum nobile): antinfiammatoria, antispasmodica, sedativa. Utile per gonfiore, dolori mestruali e stress. In infusione: 5-10 capolini per tazza.
- Endometriosi : Malattia cronica in cui tessuto simile all'endometrio si sviluppa al di fuori dell'utero, causando infiammazione e dolore.
- PCOS (Sindrome dell'Ovaio Policistico) : Disturbo endocrino caratterizzato da eccesso di androgeni, cicli irregolari e/o aspetto multifollicolare delle ovaie all'ecografia.
- Asse ipotalamo-ipofisi-gonadi (HPG) : Sistema di comunicazione ormonale tra il cervello (ipotalamo e ipofisi) e le ovaie, che regola il ciclo mestruale e la fertilità.
- Estrogeni : Ormoni sessuali femminili prodotti principalmente dalle ovaie. Livelli elevati favoriscono la progressione dell'endometriosi.
- Androgeni : Ormoni comunemente detti "maschili" (come il testosterone), presenti anche nelle donne. In eccesso, causano i sintomi tipici della PCOS.
- Dismenorrea : Mestruazioni dolorose. Nella dismenorrea primaria il dolore non ha causa organica identificabile; nella secondaria (come nell'endometriosi) è causato da una patologia.
- Dispareunia : Dolore durante o dopo i rapporti sessuali, frequente nelle donne con endometriosi.
- Iperandrogenismo : Produzione eccessiva di androgeni nelle donne. Causa acne, irsutismo (peluria in eccesso) e alopecia androgenetica.
- Interferenti endocrini : Sostanze chimiche presenti nell'ambiente (pesticidi, plastificanti, ecc.) capaci di alterare il sistema ormonale. Associati a un aumento del rischio di PCOS ed endometriosi.
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